Tombe e Monumenti rupestri dell’Etruria meridionale interna: VI – I sec. a.C.


Sabato 14 luglio, alle 17.30, presso il Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte, si svolgerà la conferenza del Prof. Stephan Steingräber, “Tombe e Monumenti rupestri dell’Etruria meridionale interna: VI – I sec. a.C.“.

La conferenza tratterà le origini, la storia delle scoperte e delle ricerche, la diffusione, la tipologia, la cronologia, le decorazioni, gli aspetti sociali e religiosi e i confronti dell’architettura funeraria rupestre nell’Etruria meridionale interna (Blera, San Giuliano, Tuscania, Norchia, Castel d’Asso, Sovana e zona cimina intorno a Bomarzo e Soriano).

Il Prof. Stephan Steingräber, cittadino tedesco, è archeologo classico con specializzazione in archeologia etrusco-italica e in archeologia della Magna Grecia; dottorato nel 1977 (Univ. di Colonia), Habilitation nel 1994 (Univ. di Magonza), Libero Docente di Archeologia Classica presso l’università di Magonza, già Professore ordinario di Archeologia Mediterranea presso l’università di Tokyo, attualmente Professore di Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università di Roma Tre, circa 200 pubblicazioni in 7 lingue (fra cui 8 monografie), insegnamento e attività didattiche in 3 lingue (tedesco, italiano, inglese) in Germania, Italia, Giappone, Danimarca e negli Stati Uniti, membro di varie accademie in Germania e Italia, cooperazioni internazionali (soprattutto con colleghi ed istituzioni italiani), organizzazione di mostre, convegni e symposia archeologici, esperienza in data-base archeologici, scavi archeologici in Germania e Italia. Attuale progetto di ricerca principale:  il processo di urbanizzazione degli insediamenti etruschi dal tardo villanoviano fino al tardo arcaico (fine VIII – inizio V sec.a.C.).

La conferenza è organizzata in collaborazione con la sezione di Capodimonte del Gruppo Archeologico Romano. Per informazioni: museo.capodimonte@gmail.com, cell. 3391364151.

Comunicato stampa conferenza Steingraeber

Locandina Steingraeber

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Rassegna stampa 15/16 giugno 2018


http://www.newtuscia.it/2018/06/15/mondo-dei-pescatori-del-lago-bolsena-nella-nuova-collezione-del-museo-capodimonte/

 

http://www.tusciaweb.eu/2018/06/mondo-dei-pescatori-nella-nuova-collezione-del-mnai/

 

https://www.ontuscia.it/capodimonte/mondo-pescatori-lago-bolsena-270192

 

http://www.lacitta.eu/cronaca/37717-il-mondo-dei-pescatori-del-lago-di-bolsena-nella-nuova-collezione-del-mnai.html

 

http://lazionauta.it/2018/06/i-pescatori-del-lago-di-bolsena-nella-collezione-del-mnai/

Barche derivanti da monòssile: la “naue” di Posta Fibreno


Nel Museo della Navigazione di Capodimonte è esposto il più antico esemplare conservato di “naue” o “nave” del lago di Posta Fibreno (FR). Si tratta di un’imbarcazione dalla struttura molto semplice: il fondo le fiancate e gli specchi sono collegati tra loro da due piccole traverse nel punto in cui inizia la curvatura delle estremità, e da due piccole tavole di rinforzo a metà della fiancata, dove si collega con il fondo. La solidità dello scafo, in assenza di altre strutture portanti, è affidata alle tavole del fondo (funno), delle fiancate e degli specchi (cape).

Nel complesso, quindi, la struttura longitudinale della barca e la mancanza di rinforzi trasversali ci riportano alle imbarcazioni monòssile. D’altro canto in queste zone esiste una duratura tradizione in fatto di monòssile, usate in Ciociaria e nelle Paludi Pontine fino al XX secolo. La “naue” o “nave” di Posta Fibreno mostra anch’essa caratteristiche palustri perché si manovrava con un palo di spinta (palòne), come si fa in acque molto basse, e con un remo, manovrato nello stesso modo.

La denominazione delle varie parti della barca risente del dialetto della vicina Campania, mentre il nome “nave”, secondo Marco Bonino, potrebbe essere il riflesso del latino “navicula” che in modo generico indicava tutte le imbarcazioni di piccole dimensioni, usate soprattutto come traghetti. Anche il nome “cape“, dato alle due estremità a specchio della “nave” postese potrebbe derivare da una denominazione molto antica, considerando l’uso del termine “capitìno” sul lago di Chiusi e di “capiòne” sul Mar Tirreno.

Bibliografia: M. Bonino, “Le imbarcazioni tradizionali delle acque interne nell’Italia centrale: quadro di riferimento e risultati della ricerca“, Quaderni dell’Atlante linguistico dei laghi italiani (ALLI) – I, Firenze 1982, pp. 34-35, scheda 9 (Nave di Posta Fibreno, 1970-1980).

 

 

Disegni di Marco Bonino

Pastorizia e agricoltura nel lessico dei pescatori del lago di Bolsena


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Immagine tratta da “Contadini e pescatori” di Daniel Vickers, 1994.

Un interessante studio di Vincenzo Valente (“Cultura contadina e cultura pastorale nel lessico dei pescatori del lago di Bolsena” in “Le acque interne dell’Italia centrale. Studi offerti a Giovanni Moretti”’ a cura di A. Batinti, M. Bonino, Ermanno Gambini, ALLI, Perugia 2004, pp. 233-238) focalizza l’attenzione sulla molteplicità dei contatti culturali e la circolarità delle esperienze linguistiche che si possono evidenziare nella parlata dei pescatori. Il corredo lessicale dei pescatori d’acqua dolce, infatti, a differenza di quanto avviene, di regola, nel caso dei pescatori di mare, ha assunto termini di origine rustica o pastorale o artigiana. Ciò è molto evidente nel panorama linguistico professionale dei pescatori del lago di Bolsena, in cui si incontrano le diverse componenti naturali, economiche, sociali e tradizionali. Le voci individuate appartengono prevalentemente all’ambito rustico o a quello pastorale e delineano, attraverso gli aspetti linguistici, un quadro paesaggistico che unisce le acque con i campi, i pascoli e i boschi.

Di seguito, alcuni esempi:

  • aratọro, strumento usato per ripescare le reti smarrite; è evidente l’analogia con il concetto e l’atto dell’aratura del terreno;
  • bbafaręlla, “tinca molto piccola, che non supera i 30 g di peso. Questa voce attiene sia all’ambito contadino che a quello pastorale in quanto indica o un frutto prematuro/immaturo oppure un animale mal cresciuto, piccolo, stentato.
  • bbraččale, -etto, “luccio di circa 1 kg di peso. In ambito centro meridionale indica una stanga o paletto della lunghezza di un braccio.
  • bbrìjja, “briglia per legare la barca”, è chiara l’immagine della barca tenuta alla briglia come si fa con i cavalli o i buoi.
  • mẹsta, voce di notevole interesse storico, è il tratto di lago un tempo concesso a singoli pescatori con diritto esclusivo di pesca a mezzo di rete a strascico. Si tratta di un ispanismo: in Spagna, infatti, in alcune province (Castiglia, Leòn, Estremadura), la mesta era il diritto e privilegio di pascolo, una sorta di accordo tra pastori e padroni di greggi. La voce deriva dal latino mixta, “unione”, e sono documentati esempi dal XVI secolo. Rappresenta un esempio di conversione ed estensione di usi e termini giuridici dal mondo pastorale a quello dei pescatori.
  • prokóio, in area laziale sta ad indicare per lo più un recinto per il bestiame. A Marta è un piccolo recinto di canne a fianco della capanna del pescatore.
  • pecoreàr, cioè “l’agitarsi della superficie del lago per la presenza di onde biancheggianti”, deriva dal latino pecus-ŏris, “gregge di pecore”.

Nuove acquisizioni per il MNAI


Mario Bordo, bolsenese adottato da Orvieto, ha donato al Museo della Navigazione di Capodimonte parte della sua collezione di oggetti legati alle tradizioni di pesca del lago di Bolsena. La prima acquisizione è stata un bellissimo plastico che rappresenta gli insediamenti tipici dei pescatori di queste zone, le cosiddette “cappanne ” che venivano realizzate con canne palustri, solitamente a pianta quadrata, con tetto spiovente, e con una struttura portante di pali di cerro, rivestiti di fasci di canne palustri.

Il plastico di Mario Bordo fotografa con minuzia di particolari una scena della vita dei pescatori di oltre cinquant’anni fa, attingendo ai ricordi di famiglia, in particolare del padre e del nonno.

Oltre a due plastici e ad alcuni oggetti antichi dei pescatori, acquisiremo anche parte della sua collezione di fotografie storiche, alcune delle quali appartenenti alla sua famiglia, come la foto riprodotta in basso che mostra la nonna del Sig. Mario Bordo mentre realizza una rete da pesca.

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Donna impegnata nella realizzazione di una rete da pesca (per gentile concessione del Sig. Mario Bordo)
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Un particolare del plastico realizzato da Mario Bordo.

 

 

All’origine della musica


I Synaulia, un gruppo di ricerca su musica, danza e teatro che sperimenta gli strumenti che sono alle origini della musica e che erano utilizzati durante l’antichità,  si è esibito, sabato 5 maggio, presso le Ex Scuderie Farnesiane, grazie ad una iniziativa dell’associazione Ars Vivendi. Di seguito il comunicato stampa.

Riceviamo e pubblichiamo:

Capodimonte, 7 maggio 2018

Un grande seguito di pubblico attento e affascinato dalla particolarita’ e novità dell’evento, ha accompagnato sabato 5 maggio 2018 l’intensa giornata organizzata dall’Associazione culturale  “Ars Vivendi”, presieduta dalla prof.ssa Patrizia Eliso.

L’evento, volto alla conoscenza della caratteristiche storiche, antropologiche, ambientali e gastronomiche di Capodimonte e del suo lago, è stato realizzato in collaborazione con il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, diretto dalla dott.ssa Caterina Pisu e con il patrocinio del Comune di Capodimonte.

I partecipanti, accolti dal direttivo di Ars vivendi, dopo il saluto delle autorità locali, hanno visitato il Museo dietro la guida della direttrice, soffermandosi in particolare alla Piroga monossile dell’età del bronzo, rinvenuta nelle acque del lago nei pressi dell’Isola Bisentina. Si sono poi spostati nelle ex Scuderie Farnesiane,dette l “Cascina”, importante polo culturale del luogo, per assistere a “È tutta un’altra musica”, concerto-spettacolo di strumenti musicali preistorici  del gruppo di ricerca Synaulia, con Luce Maioli e Ivan Gibellini. I musicisti hanno presentato pietre, conchiglie, ossi e pelli animali quali primordiali strumenti musicali in grado di riprodurre vibrazioni, fruscii, gracidii, ronzii e vari altri suoni naturali, armonizzandoli poi tra di loro in suggestive esibizioni, fino a concludere con gli avvolgenti suoni dello strumento  “Rombo”.

l’incontro, conclusosi al Ristorante ” Riva blu” con l’assaggio di prodotti locali, ha richiamato non solo soci e simpatizzanti dell’Associazione ma tante persone provenienti dalla Tuscia, da Roma e perfino dalla Sicilia.

In occasione di questo evento è sta offerta la tessera dell’Associazione ad un costo ridotto per favorire l’affluenza di giovani e gruppi.

Ars Vivendi si propone di continuare la collaborazione con Synaulia per un futuro sviluppo della città di Capodimonte, delle rive del suo lago e dell’ormai famosa Isola Bisentina  secondo criteri di consapevole conoscenza e rispetto di questa terra unica per arte, storia, paesaggi e cultura gastronomica.

Alessandra D’Agostino, tesoriere Ars Vivendi

 

 

Il testo completo della relazione presentata al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il 1 febbraio 2018.


Ringrazio vivamente la Dott.ssa Maria Morena Lepri che lo scorso 1 febbraio mi ha sostituita e ha presentato a Villa Giulia la relazione “Il Museo della Navigazione nelle Acque interne: un museo tra innovazione e tradizione”, nell’ambito del ciclo di conferenze “Storie di persone e di musei”. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato.

Di seguito il testo completo della relazione:

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Il MNAI in trasferta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


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Giovedì 1 febbraio, alle 17.30, presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, si svolgerà la conferenza “Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte (VT), un museo locale tra innovazione e tradizione”. La conferenza fa parte del ciclo di incontri “Storie di persone e di musei”, voluto dal direttore del Museo di Villa Giulia, Valentino Nizzo. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito ufficiale.

Nuova postazione video


Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne dispone ora di una nuova postazione video che arricchisce ulteriormente la zona espositiva della Sala “Vittorio Fanelli”, dedicata alla barca tradizionale del lago di Bolsena.

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La nuova postazione video del MNAI

Da circa due anni è in corso un progetto di valorizzazione di questa zona espositiva. Dopo il dono delle reti da pesca da parte dello storico pescatore di Marta, Elio Natali, lo scorso 9 ottobre 2016, e la collocazione del pannello didascalico sulla descrizione della “bbarka”, tratto da un disegno di Alessandro Fioravanti, lo scorso 3 settembre 2016, ora i Visitatori potranno non solo ammirare la barca a grandezza naturale, opera dell’ultimo mastro l’ascia del lago di Bolsena, Luigi Papini, ma anche vedere il documentario “L’ultimo Mastro d’ascia. Viaggio nelle memorie”. Il prezioso documento filmato, realizzato da Maurizio Pellegrini, archeologo e documentarista, già responsabile del Laboratorio di Didattica e Promozione visuale della Soprintendenza per l’Etruria meridionale, e dall’antropologa e documentarista della RAI, Ebe Giovannini, si basa sul racconto di Luigi Papini, di vecchi pescatori e di altri testimoni che hanno vissuto il lago in modo speciale.