Monitoraggio dello stato di conservazione dei siti archeologici sommersi perilacustri del lago di Bolsena e interventi di protezione in situ


Dal 2009 il Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ISCR, diretto dall’archeologa Barbara Davidde, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale (referente l’archeologa Patrizia Petitti), ha avviato il progetto di ricerca “Monitoraggio dello stato di conservazione dei siti archeologici sommersi perilacustri del lago di Bolsena e interventi di protezione in situ” che prevede indagini e interventi volti alla definizione dello stato di conservazione dei manufatti archeologici e storici sommersi nel lago e alla realizzazione di presidi per la loro protezione e conservazione in situ. Al progetto partecipano due sezioni del Laboratorio di Indagini biologiche dell’ISCR,
la Sezione Legno diretta dalla biologa Giulia Galotta e la Sezione Biologia Marina e delle Acque Interne diretta dalla biologa Sandra Ricci, e il Laboratorio di Fisica. Lo studio si avvale, inoltre, della consulenza della Prof.ssa Manuela Romagnoli dell’Università degli Studi della Tuscia. Il Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma partecipa alle ricognizioni e agli interventi subacquei fornendo assistenza e supporto tecnico-logistico ai subacquei dell’ISCR.
Fino ad oggi il progetto ha interessato due siti sommersi: il relitto della barca da pesca rinvenuto a largo dell’Isola Martana e il villaggio preistorico del Gran Carro o Gran Caro, presso Bolsena.

Il relitto della barca da pesca a largo dell’Isola Martana

Il relitto è ascrivibile alla tipologia più antica della bbarca da pesca tradizionale, dalla tipica forma allungata triangolare e dal fondo piatto, utilizzata sul Lago di Bolsena; la sua lunghezza complessiva è di 6,12 m e la larghezza di 1,74 m. Il reperto costituirebbe l’unico esemplare superstite sommerso costruito secondo una tecnica cantieristica, quella dei mastri d’ascia, ormai quasi del tutto scomparsa.
Sul relitto, nel corso di questi anni, sono state condotte indagini biologiche per l’identificazione delle specie legnose e per la valutazione dello stato di conservazione del legno e un intervento di protezione in situ delle fiancate, apparse subito in condizioni critiche a causa dello spostamento del carico di mattoni durante il naufragio, Inoltre, nel corso della prima campagna di ricerche, condotta nel 2009, l’ISCR ha finanziato la realizzazione del rilievo e della ricostruzione 3D del relitto eseguiti dalla Scuola Sub Lago di Bolsena.
L’intervento di conservazione in situ per la messa in sicurezza delle tavole di fasciame della fiancata è stato progettato dall’archeologo Roberto Petriaggi, allora direttore del NIAS, ed ha previsto il posizionamento di coppie di fasce di plexiglass e di policarbonato fissate da perni di acciaio inox, collegate con piccole cime ad un reticolo di tubi Innocenti. Quest’ultimo, utilizzato per la realizzazione del foto mosaico, è stato lasciato in posto a protezione del relitto dalle reti da pesca.
A tre anni dalla sua realizzazione questo intervento si è dimostrato funzionale alla necessità di mantenere in posto gli elementi del fasciame e viene monitorato costantemente da centraline subacquee che registrano periodicamente gli eventuali movimenti. Relativamente all’aspetto biologico, i campioni prelevati in diversi punti dell’imbarcazione hanno evidenziato l’utilizzo delle seguenti specie legnose: quercia (Quercus sp., gruppo caducifoglie) per la prua, lo scalino di poppa e una tavola di fasciame della fiancata destra; olivo (Olea europaea) e carpino (Carpinus betulus) per due matee (ordinate) e ciliegio (Prunus avium) per una tavola di fasciame della fiancata sinistra (un legno poco utilizzato per la costruzione di queste barche, forse la testimonianza di una riparazione). Infine è stato identificato legno di castagno (Castanea sativa) in un campione probabilmente riconducibile al remo. Analisi condotte su sezioni sottili di legno, osservate in microscopia ottica a luce normale e polarizzata, mostrano la presenza di forme di degrado a diversi livelli di gravità, in funzione delle specie legnose e della posizione più o meno esposta nel fondale lacustre. Sui campioni di Carpinus betulus sono stati rilevati i segni tipici dell’attacco dovuto a carie soffice, con formazione di lacune nelle pareti cellulari (cavitazione). Sugli stessi campioni sono anche state condotte indagini diagnostiche per la valutazione chimico-fisica del degrado del legno, riscontrando un livello medio-alto di deterioramento.
Le indagini volte allo studio della colonizzazione biologica del reperto hanno evidenziato che il relitto presentava vistose colonizzazioni biologiche formate da densi strati di colore biancastro, spesso provvisti di una colorazione rosata o verde dovuta a crescite di microflora fotosintetizzante, riconducibili a crescite di spugne del genere Spongilla. Le indagini condotte in laboratorio hanno caratterizzato la struttura del corpo del porifero ed evidenziato la presenza degli elementi scheletrici necessari al riconoscimento tassonomico, le spicole, costituiti da strutture allungate, lisce o leggermente ornamentale, fornite di punte alle due estremità. Il carico di mattoni presente all’interno dell’imbarcazione mostrava una densa e sottile copertura di limo frammista a limitate colonizzazioni biologiche costituite da microflora fotosintetizzante (microalghe e cianobatteri dei generi: Cosmarium, Staurastrum, Oocystis, Phacus, Peridinum, Anabaena) e da forme larvali o giovanili di animali acquatici.
Osservazioni periodiche sui pannelli di plexiglass e policarbonato posti a protezione delle fiancate hanno permesso di rilevare come, anche questo materiale, sia interessato dalla formazione di biofilm biologico e da deposito di limo in tempi molto brevi, che rimangono nel corso delle stagioni pressoché uniformi nella composizione.

Villaggio palafitticolo del Grancarro o Gran Caro

Questo villaggio preistorico, datato generalmente tra la fine dell’età del bronzo e l’inizio dell’età del ferro, presente lungo il litorale di Bolsena è caratterizzato dalla presenza sul fondale dei pali delle capanne, da una grande quantità di reperti ceramici e da una struttura costituita da un cumulo di pietre, denominato Aiola dai pescatori del lago, e presente anche in altre località del lago, variamente interpretato dagli archeologi, e la cui funzione e datazione è tutt’oggi incerta. Il progetto dell’ISCR, ancora in corso, prevede lo studio dello stato di conservazione dei reperti lignei, ceramici e litici e si prefigge di proporre, se necessari, presidi per la protezione in situ dei reperti a rischio di perdita.
Nel sito dell’Aiola sono stati esaminati i blocchi di pietra vulcanica costituenti l’Aiola, e le zone sabbiose circostanti. Le pietre dell’aiola mostravano una diffusa colonizzazione biologica che si manifestava per lo più con incrostazioni di colore rosato, discontinue e di spessore variabile nell’ambito di alcuni millimetri, e densi feltri di colore verde smeraldo o giallastro, compatti e tondeggianti o a ciuffi più lassi. Le indagini di laboratorio hanno evidenziato che i feltri di colore erano costituiti essenzialmente da cianobatteri del genere Phormidium e Oscillatoria, da cloroficee filamentose (Cladophora e Spirogyra) oltre a più sporadici talli della Rodoficea Hildenbrandia rivularis.
Il villaggio palafitticolo si trova ad una distanza di circa 100 metri dalla riva ed a una profondità di 3-4 m. I pali sporgono dal fondale pochi centimetri e presentano spesso forme diverse della loro parte emergente dovute all’erosione. Seppure già in passato fossero state analizzate le specie legnose di alcuni pali e fossero state eseguite alcune datazioni del legno mediante radiocarbonio, la Soprintendenza ha ritenuto opportuno cogliere l’occasione dei monitoraggi dell’ISCR per avviare una nuova campagna di analisi che ci si augura possa fornire un contributo utile alla storia e alla datazione del sito. A tale riguardo è stato previsto un campionamento random dei pali già contrassegnati e di cui era nota la posizione in base ai rilievi effettuati in precedenza. Sono state quindi prelevate alcune porzioni apicali dei pali per consentire il riconoscimento delle specie lignee ed effettuare la datazione mediante le tecniche del 14C e della dendrocronologia. Queste analisi sono condotte dalla prof.ssa Manuela Romagnoli.
I primi risultati evidenziano la presenza di Quercus cerris. Le indagini sono tuttora in corso e riguarderanno anche la definizione dei diversi 37 livelli di alterazione del materiale in funzione del grado di esposizione agli agenti di degrado del fondale lacustre.
Nell’area del villaggio palafitticolo sono stati rilevati numerosi reperti ceramici alcuni dei quali sono stati prelevati per lo studio del loro stato di conservazione e della colonizzazione biologica.
I frammenti mostrano depositi di colore nero, diffusi omogeneamente, di consistenza morbida e spessore di circa 1 mm. La distribuzione della patina nera sembra seguire il livello di insabbiamento del punto di giacitura; le superfici presentano, anche, vistose crescite biologiche sotto forma di feltri colore giallo e verde, risultati costituiti in gran parte da cianobatteri del genere Oscillatoria, e da cloroficee dei generi Zygnema e Ulotrix, unitamente diatomee ed a piccoli esemplari di muschio del genere Fissidens. Le indagini sono tuttora in corso e sono finalizzate alla definizione degli eventuali effetti di degrado prodotti da questi organismi al substrato ceramico.
I risultati finora ottenuti hanno evidenziato una molteplicità di aspetti che una volta approfonditi potranno incrementare le nostre conoscenze sui siti archeologici e storici del Lago di Bolsena e sulla caratterizzazione dei fenomeni di biodeterioramento presenti sui diversi materiali (legno, rocce naturali, laterizi, ceramica). Questo progetto permette, inoltre, di sperimentare e monitorare l’efficacia dei presidi per la protezione e conservazione in situ, come auspicato anche dalla Convenzione Unesco del 2001 per la protezione del patrimonio culturale subacqueo.

Testo di Barbara Davidde, Giulia Galotta, Sandra Ricci, Manuela Romagnoli, MarcoCiabattoni, Gian Franco Priori, tratto da XX Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, Ferrara, 20-23 marzo 2013, Quartiere Fieristico, padiglione 3.

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1363348585206_Ferrara2013_bassaDef.pdf

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