Dipingiamo l’acqua e i suoi riflessi!


Al Museo della Navigazione nelle Acque Interne, appuntamento con le “Zebre”, domentica 4 settembre alle ore 17,30, per conoscere Monet e le sue ninfee, dipingere l’acqua e divertirsi tutti insieme! Aspettiamo bambini e genitori con un piccolo omaggio per ogni partecipante!

I genitori potranno anche usufruire, per l’occasione, di una visita guidata gratuita del Museo. Per informazioni: museo.capodimonte@gmail.com, info@zebrart.it oppure 339-1364151.

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Costruzione sperimentale di una piroga monossila di quercia


Nel 2003/2004 è stato avviato un progetto all’interno di una collaborazione tra il Musée des Tumulus de Bougon (Deux-Sèvres) e l’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives): realizzare la replica della piroga monossila di quercia scoperta nel 1979 a Bourg-Charente e datata al Neolitico recente (la sua datazione al radiocarbonio ha restituito una datazione del 3620-2910 a. C.). In base agli studi finora condotti, sappiamo che le piroghe monossile iniziano a diffondersi in Europa a iniziare dal Mesolitico ma che l’utilizzo del legno di quercia per la loro realizzazione si attesta fortemente a partire dal Neolitico.

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La piroga di Bourg-Charente, esposta presso il Musée de Cognac

Questo tipo di legno conferisce alle piroghe una serie di vantaggi, prima di tutto una notevole longevità (si stima una durata di circa 50 anni, ma a seconda delle condizioni climatiche possono arrivare anche a 100 anni). La resistenza e la durata del materiale che evidentemente mette a dura prova gli strumenti necessari per modellarlo, hanno fatto ritenere improbabile, finora, che ciò potesse avvenire in assenza di utensili in metallo, a meno che non si facesse ricorso all’uso del fuoco: questa tecnica, infatti, è ben documentata ed è ancora in uso ai giorni nostri in varie parti del mondo.

Tuttavia, se il legno di quercia è rinomato per la sua durezza, esso possiede anche un’altra qualità meccanica notevole: la scheggiabilità. La sperimentazione dell’INRAP si è concentrata, dunque, sul tentativo di dimostrare che le piroghe monossile in legno di quercia potevano essere lavorate anche senza l’ausilio di strumenti metallici.

La piroga presa a modello, rinvenuta casualmente nel 1979 da alcuni subacquei nei fondali del fiume Charente, in un luogo chiamato Gué de Beaulieu, nel comune di Bourg-Charente. Prima della datazione delle piroghe di Bercy, questa era l’unica imbarcazione neolitica rinvenuta in Francia e rimane, probabilmente, la più occidentale attestata in Europa. Misura 5,56 m di lunghezza ed è larga 0,40 m a prua e 0,60 m a poppa. Il fondo è relativamente piatto, le sentine sono arrotondate. La prua presenta due solchi longitudinali probabilmente per l’alloggiamento delle corde per l’ormeggio, mentre la poppa presenta una sorta di gradino, forse un sedile. Lo spessore dei lati sarebbe dell’ordine dei 2 cm, mentre quello del fondo varia tra i 2 e i 4 cm. Questa variazione di spessore potrebbe essere dovuta ad un problema di conservazione.

Le varie fasi dell’esperimento sono state preventivamente programmate in base ad una sequenza temporale, indicando la durata prevista per ogni operazione. In corso d’opera si sono verificate delle modifiche della sequenza prevista. In totale il tempo di realizzazione di un abbozzo di piroga in fase avanzata, senza ricorso al fuoco per lo scavo della parte interna, ha richiesto 30 giorni.

E’ stato utilizzato un tronco di quercia decidua (Quercus robur L.), senza nodi rilevanti. Il legno era piuttosto asciutto, con un tasso d’umidità pari al 70%. Misurava 6,77 m di lunghezza per un diametro di 0,54 m da un estremità e di 0,45 dall’altra. Una volta portato il tronco presso il sito di Bougon, delle semplici leve di legno hanno permesso a due operatori di issarla su una struttura per poterla girare più volte durante la lavorazione. La maggior parte del lavoro è stato eseguito con l’aiuto di utensili fabbricati con corno di cervo e con  legno; gli strumenti affilati di pietra non sono stati usati in modo rilevante.

E’ possibile che le asce in corno di cervo, conosciute dopo il Mesolitico, fossero in grado di svolgere le stesse funzioni che gli utensili di pietra potevano svolgere sui legni più teneri. Durante la sperimentazione il fuoco è stato utilizzato solo per dare forma alle estremità che erano state tagliate meccanicamente, dunque in un contesto estraneo al Neolitico. Infatti, se il taglio del tronco fosse stato fatto con un’ascia, probabilmente si sarebbe potuto fare a meno del fuoco e si sarebbe potuto arrotondare le estremità con l’ausilio di strumenti in pietra, con guadagno di tempo. L’esperimento ha effettivamente dimostrato la fattibilità del lavoro di sagomatura anche senza il ricorso al fuoco. Gli strumenti utilizzati sono asce, accette, magli e cunei di legno. Le lame di pietra erano fissate ai manici da una legatura fatta con budello di maiale o da corde di lino. Durante la sperimentazione si è osservato che soprattutto gli attrezzi in corno di cervo si sono rivelati particolarmente utili per la lavorazioni, essendo in grado di tagliare le fibre di legno senza rompersi. Per i magli di legno è stato utilizzato il resistente bosso.

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Un centro studi sulla comunicazione audiovisiva al Museo della Navigazione nelle Acque Interne


Un gruppo di lavoro composto da Ebe Giovannini, antropologa visuale della RAI, Maurizio Pellegrini, funzionario della Soprintendenza Archeologia Lazio ed Etruria meridionale, e da Caterina Pisu, direttrice del Museo della Navigazione nelle Acque Interne, sta lavorando ad un progetto finalizzato a valorizzare ed incrementare il patrimonio audiovisivo in dotazione al Museo, integrando questo obiettivo in un più ampio e articolato progetto con finalità di promozione del territorio, di formazione e di ricerca storico-antropologica.

Il centro studi sarà dunque essenzialmente un luogo di interscambio culturale e di formazione, e uno spazio di sperimentazione per l’antropologia visuale e per la comunicazione archeologica. Oltre ad accogliere un archivio cine/audio documentale che sarà aperto alla consultazione di enti pubblici e privati, nonché al singolo cittadino che ne faccia richiesta per finalità divulgative, didattiche e di ricerca, svolgerà anche una importante funzione formativa grazie all’allestimento di un’aula didattica con lavagna interattiva multimediale, che accoglierà laboratori per la creazione, la produzione e la ricerca di materiali audio visivi (documentari, fototeche, documenti filmati, registrazioni audio). Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne dispone già, inoltre, di uno spazio organizzato con varie postazioni pc collegate ad Internet e di una capiente sala convegni in cui possono svolgersi anche proiezioni per un pubblico numeroso.
Uno degli obiettivi più importanti che si propone il Centro Studi sarà quello di raccontare, anche superando i confini locali, il patrimonio culturale delle piccole comunità, fatto di storia, di paesaggi, di ambiente naturale, di artigianato, di attività produttive e di tradizioni, e la sua importanza per la memoria e il senso di appartenenza.
Il Centro Studi perseguirà, inoltre, importanti finalità formative ed educative mediante:
– percorsi didattici con il coinvolgimento delle scuole e del corpo insegnante, dalle primarie alle superiori, in un percorso progettuale condiviso di attività di:

  • ricerca-documentale;
  • formazione tecnica e conoscitiva dei mezzi;
  • produzione e realizzazione di prodotti sonori e audiovisivi;
  • percorso di teoria, di tecnica, e di esperienza dei mestieri.

– attività di tirocinio per gli studenti universitari.

Qui è possibile visionare il progetto completo: Centro Studi

A piccoli passi si scalano le montagne…


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“A piccoli passi si scalano le montagne”. Un piccolo museo funziona così: gesti apparentemente minimi, come il rendere più identificabile lo spazio in cui offrire al pubblico la possibilità di acquistare le pubblicazioni del museo. In attesa di un progetto più ampio e articolato, iniziamo così, con semplicità.

Ci stiamo preparando alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo


Tutti a pesca al museoIl tema di quest’anno della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo è: “Giochi e gare al museo”.

Il museo della Navigazione ha scelto di giocare con la pesca, tanto praticata nel nostro lago sia dai pescatori professionisti che dai pescatori sportivi.

Impareremo a conoscere le varie specie di pesci che popolano il Lago di Bolsena e poi faremo una divertente gara di pesca al museo! Come? Sarà una sorpresa!

Ascolteremo le storie dei pescatori, impareremo a conoscere i tradizionali metodi di pesca usati localmente e le barche usate dai pescatori.

Infine parleremo di una barca molto speciale vecchia ben tremila anni, custodita proprio qui, nel nostro museo; osserveremo i modellini di barche di epoca etrusca e proveremo a realizzarle anche noi! I modellini realizzati dai bambini resteranno esposti nel Museo della Navigazione per una settimana.

Quando: Domenica 9 ottobre 2016, ore 10,00-12,00 e 15,00-17,00

Dove: Museo della Navigazione nelle Acque Interne, Viale Regina Margherita snc, Capodimonte, VT

Per informazioni e prenotazioni: museo.capodimonte@gmail.com

Le attività sono gratuite.

Tutti a pesca al museo

Un eccezionale filmato sulla collocazione della piroga nella sua teca