Costruzione sperimentale di una piroga monossila di quercia


Nel 2003/2004 è stato avviato un progetto all’interno di una collaborazione tra il Musée des Tumulus de Bougon (Deux-Sèvres) e l’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives): realizzare la replica della piroga monossila di quercia scoperta nel 1979 a Bourg-Charente e datata al Neolitico recente (la sua datazione al radiocarbonio ha restituito una datazione del 3620-2910 a. C.). In base agli studi finora condotti, sappiamo che le piroghe monossile iniziano a diffondersi in Europa a iniziare dal Mesolitico ma che l’utilizzo del legno di quercia per la loro realizzazione si attesta fortemente a partire dal Neolitico.

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La piroga di Bourg-Charente, esposta presso il Musée de Cognac

Questo tipo di legno conferisce alle piroghe una serie di vantaggi, prima di tutto una notevole longevità (si stima una durata di circa 50 anni, ma a seconda delle condizioni climatiche possono arrivare anche a 100 anni). La resistenza e la durata del materiale che evidentemente mette a dura prova gli strumenti necessari per modellarlo, hanno fatto ritenere improbabile, finora, che ciò potesse avvenire in assenza di utensili in metallo, a meno che non si facesse ricorso all’uso del fuoco: questa tecnica, infatti, è ben documentata ed è ancora in uso ai giorni nostri in varie parti del mondo.

Tuttavia, se il legno di quercia è rinomato per la sua durezza, esso possiede anche un’altra qualità meccanica notevole: la scheggiabilità. La sperimentazione dell’INRAP si è concentrata, dunque, sul tentativo di dimostrare che le piroghe monossile in legno di quercia potevano essere lavorate anche senza l’ausilio di strumenti metallici.

La piroga presa a modello, rinvenuta casualmente nel 1979 da alcuni subacquei nei fondali del fiume Charente, in un luogo chiamato Gué de Beaulieu, nel comune di Bourg-Charente. Prima della datazione delle piroghe di Bercy, questa era l’unica imbarcazione neolitica rinvenuta in Francia e rimane, probabilmente, la più occidentale attestata in Europa. Misura 5,56 m di lunghezza ed è larga 0,40 m a prua e 0,60 m a poppa. Il fondo è relativamente piatto, le sentine sono arrotondate. La prua presenta due solchi longitudinali probabilmente per l’alloggiamento delle corde per l’ormeggio, mentre la poppa presenta una sorta di gradino, forse un sedile. Lo spessore dei lati sarebbe dell’ordine dei 2 cm, mentre quello del fondo varia tra i 2 e i 4 cm. Questa variazione di spessore potrebbe essere dovuta ad un problema di conservazione.

Le varie fasi dell’esperimento sono state preventivamente programmate in base ad una sequenza temporale, indicando la durata prevista per ogni operazione. In corso d’opera si sono verificate delle modifiche della sequenza prevista. In totale il tempo di realizzazione di un abbozzo di piroga in fase avanzata, senza ricorso al fuoco per lo scavo della parte interna, ha richiesto 30 giorni.

E’ stato utilizzato un tronco di quercia decidua (Quercus robur L.), senza nodi rilevanti. Il legno era piuttosto asciutto, con un tasso d’umidità pari al 70%. Misurava 6,77 m di lunghezza per un diametro di 0,54 m da un estremità e di 0,45 dall’altra. Una volta portato il tronco presso il sito di Bougon, delle semplici leve di legno hanno permesso a due operatori di issarla su una struttura per poterla girare più volte durante la lavorazione. La maggior parte del lavoro è stato eseguito con l’aiuto di utensili fabbricati con corno di cervo e con  legno; gli strumenti affilati di pietra non sono stati usati in modo rilevante.

E’ possibile che le asce in corno di cervo, conosciute dopo il Mesolitico, fossero in grado di svolgere le stesse funzioni che gli utensili di pietra potevano svolgere sui legni più teneri. Durante la sperimentazione il fuoco è stato utilizzato solo per dare forma alle estremità che erano state tagliate meccanicamente, dunque in un contesto estraneo al Neolitico. Infatti, se il taglio del tronco fosse stato fatto con un’ascia, probabilmente si sarebbe potuto fare a meno del fuoco e si sarebbe potuto arrotondare le estremità con l’ausilio di strumenti in pietra, con guadagno di tempo. L’esperimento ha effettivamente dimostrato la fattibilità del lavoro di sagomatura anche senza il ricorso al fuoco. Gli strumenti utilizzati sono asce, accette, magli e cunei di legno. Le lame di pietra erano fissate ai manici da una legatura fatta con budello di maiale o da corde di lino. Durante la sperimentazione si è osservato che soprattutto gli attrezzi in corno di cervo si sono rivelati particolarmente utili per la lavorazioni, essendo in grado di tagliare le fibre di legno senza rompersi. Per i magli di legno è stato utilizzato il resistente bosso.

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