Gli eventi del Museo della Navigazione


“Segni fuori dal tempo”: tributo all’archeologa lituana Marija Gimbutas

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Sabato 5 novembre, alle 17.00, presso il Museo della Navigazione nelle Acque Interne, Capodimonte (VT) sarà trasmesso il film “Segni fuori dal tempo – Signs out of time”, di Donna Read e Starhawk (2004), un tributo all’archeologa lituana Marja Gimbutas (1921/1994). Il film sarà presentato da Katia Maurelli.

Per compendere la figura e le teorie di Marija Gimbutas, è necessario collocarla nel suo periodo storico, in particolare nel periodo iniziale della sua carriera accademica, negli anni ’50, quando tra Europa occidentale ed orientale sussisteva una barriera che impediva quasi totalmente di effettuare ricerche nell’area orientale e che, pertanto, era stata la causa di uno sviluppo minore di questi studi in occidente. In quegli anni il contributo di Marija Gimbutas alla conoscenza storica e archeologica di alcune zone dell’Europa orientale fu fondamentale: in qualità di ricercatrice di Archeologia dell’Europa Orientale presso l’Università di Harvard, iniziò a dedicarsi alla questione delle origini europee post-paleolitiche. I suoi studi evidenziarono anche l’importanza del metodo interdisciplinare che combinava linguistica, mitologia, archeologia e dati storici, e che l’archeologa aveva denominato “archeomitologia”.

Come spesso succede agli innovatori, anche le ricerche di Marija Gimbutas furono spesso al centro di accese dispute nel mondo accademico. In alcuni casi fu accusata di aver spinto idee troppo orientate verso un “matriarcato” dell’antica Europa, semplificando, però, il suo punto di vista, decisamente più articolato e complesso. Nonostante l’opposizione di parte del mondo accademico, la Gimbutas ebbe una brillante carriera e condusse molti scavi, soprattutto nel bacino del Danubio e nella penisola balcanica, ed anche in Italia, in Puglia, nella grotta-santuario di Scaloria vicino a Manfredonia, risalente al 5600 – 5300 a.C.

A Marija Gimbutas si devono importanti contributi allo studio delle origini della civiltà indoeuropea e, in particolare, l’analisi delle caratteristiche culturali e sociali delle popolazioni preindoeuropee. Il giornalista Jacques Leslie, corrispondente del Los Angeles Times, in un suo articolo del 1989 ricordò che la Gimbutas divenne una studiosa affermata e rispettata per le sue teorie sugli Indoeuropei ma, al contrario, quando approfondì e descrisse le caratteristiche della civiltà preindoeuropea, fu isolata dal resto del mondo accademico. Che cosa diceva di nuovo questa pioniera intellettuale?  Nel suo libro “Le dee e gli dei della vecchia Europa” sostenne che gli antichi abitanti dell’Europa sud-orientale vivevano in società che per molti aspetti erano quasi ideali. Gli uomini e le donne avevano pari dignità ed anzi, la posizione sociale delle donne doveva essere elevata ed anche le divinità venerate erano prevalentemente di sesso femminile. Gli stessi valori sui quali si fondava la società dei popoli preindoeuropei secondo la Gimbutas era non violenta e rispettosa della natura, mentre successivamente, a partire dal 4.400 circa, i predoni indoeuropei, precursori della civiltà occidentale, sottomisero e distrussero queste società. Gli Indoeuropei, rispetto agli autoctoni occidentali, erano violenti, indifferenti alla natura e le loro società erano dominate dagli uomini. Tali caratteristiche sono dunque entrate pian piano a far parte della civiltà occidentale e da allora hanno condizionato anche i secoli successivi, fino ai giorni nostri. In tal senso la visione della Gimbutas assume anche tratti antropologici e filosofici che, in qualche modo, apparivano contrastanti rispetto ai metodi tradizionali dell’archeologia.

Il film “Segni Fuori da Tempo – Signs out of time”, descrive la figura di questa grande archeologa attraverso immagini di repertorio, fotografie e interviste a numerosi studiosi e ricercatori che l’hanno incontrata.

Questo lavoro ha il merito di aver ascoltato non solo coloro che condividevano le teorie di Marija Gimbutas o che hanno voluto evidenziarne le opinioni – artisti, pensatori, scrittori e studiosi di archeologia, storia e filosofia – ma anche i suoi critici più autorevoli, come Sir Colin Renfrew, dell’Università di Cambridge, ed anche alcune archeologhe femministe, come Margherita Conkey e Ruth Tringham, Università di Berkley, che pure hanno sollevato qualche obiezione alle sue idee.

Il documentario è stato realizzato dall’autrice Miriam Simos, meglio conosciuta come Starhawk, scrittrice e attivista statunitense, tra le teoriche più conosciute del neopaganesimo e dell’ecofemminismo, e dalla regista Donna Read, documentarista, nota per i suoi lavori incentrati su “donne e spiritualità”, realizzati con la Canadian Film Board. La versione del film che sarà proiettata sabato 5 novembre è in inglese con sottotitoli in italiano.

Katia Maurelli, che introdurrà il documentario, è nata in Italia da madre bretone. Laureata in Lingua e letteratura russa, è esperta in permacultura ed ecofemminismo, ed è proprietaria della Libr’Osteria Le Sorgenti di Bolsena. Tante collaborazioni ed iniziative tra libri, musica, promozione delle discipline olistiche e politica delle donne, passando per il teatro, e l’iniziazione alla spiritualità nei cerchi di donne.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’associazione “La Porticella”, Capodimonte.

Titolo dell’evento “Segni fuori dal tempo”: tributo all’archeologa lituana Marija Gimbutas
Tipo di evento Proiezione
Dove: Museo della Navigazione nelle Acque Interne

Viale Regina Margherita – Capodimonte VT

 

Quando:

sabato 5 novembre, ore 17.30
 

Informazioni:

339 1364151 – museo.capodimonte@gmail.com
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