4 luglio
Segnalo la presentazione, martedì 4 luglio, presso la libreria internazionale “Il Mare”, a Roma, del libro “La presa di Troia. Un inganno venuto dal mare“. Interverranno l’autore, l’archeologo navale Francesco Tiboni, Laura Larcan, giornalista de Il Messaggero, e Andrea Branchi, docente dell’America University di Roma.
 
Il saggio esamina uno degli episodi più noti della guerra di Troia, l’inganno del cavallo di legno, analizzandolo da un punto di vista archeologico, storico e filologico, allo scopo di chiarire come una vicenda che per i contemporanei di Omero era estremamente chiara nella propria evidenza, nel tempo possa essere stata fraintesa e decontestualizzata. Avvalendosi degli strumenti dell’archeologia navale, attraverso l’analisi delle parole, delle immagini e dei relitti, l’autore giunge a proporre una precisa collocazione dell’episodio che pose fine alla guerra di Troia all’interno di un quadro tematico ben definito, quello appunto della dimensione navale del mondo mediterraneo pre-arcaico. La rilettura dei testi omerici e dell’epica antica alla luce delle più recenti scoperte in ambito archeologico, infatti, consente all’autore di affermare che la vera natura dell’inganno acheo non solo esula dal celeberrimo simulacro ligneo, entrato ormai nella cultura occidentale, ma che la narrazione post-omerica dell’episodio, cui si deve la distorsione in chiave quasi mistica della vicenda, ha a lungo mascherato un evento più oggettivo, credibile e aderente alla realtà storica. Omero non volle raccontare il prodigio di un intervento divino, quanto piuttosto celebrare l’astuzia di un popolo che, nella presa di Troia per mezzo dell’inganno dell’hippos, sanciva la propria capacità di muoversi in modo scaltro nell’ambito dello scacchiere geopolitico del Mediterraneo Orientale pre-arcaico, un ambiente in cui la potenza navale ed il dominio sulle rotte marittime erano alla base della grandezza dei regni e della loro possibilità di espansione.
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Un ricordo dell’astrofisico Alessandro Cacciani al Museo della Navigazione


Sabato 8 luglio 2017 alle ore 17.30, presso la sala conferenze del Museo della Navigazione, in occasione del 10° anniversario della scomparsa dell’astrofisico prof. Alessandro Cacciani, gli amici e varie personalità della cultura scientifica ricorderanno la sua figura. Alle ore 11.30 verrà scoperta una targa ricordo presso la sua abitazione in via dell’Orologio n.26, a Capodimonte.

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Il Prof. Cacciani ha iniziato la sua attività, appena laureato, presso l’Osservatorio Astronomico di Roma, allora dotato di una torre solare, oggi e da molti anni in totale abbandono.

Qui ha concepito l’idea di realizzare uno strumento innovativo per l’osservazione del Sole: il Filtro Magnetico-Ottico, conosciuto oggi a livello mondiale, tra i fisici solari, con l’acronimo MOF (Magneto-Optical Filter). Questo inglesismo è stato necessario in quanto gli articoli scientifici sono oggi scritti  tutti in inglese e le numerosissime pubblicazioni prodotte dal Prof. Cacciani hanno fatto adottare tale denominazione. Dopo la scomparsa del Prof. Cacciani, avvenuta nel 2007, la comunità scientifica dell’Università di Roma “La Sapienza” ha proposto di sostituire la denominazione MOF con quella di  “Filtro Cacciani”.

Il Prof. Cacciani ha così sviluppato da solo, negli anni ’80, il prototipo del suo Filtro, realizzando e mettendo a punto con le proprie mani la tecnologia necessaria alla fabbricazione delle sue parti.

Lo studio teorico, la progettazione e la verifica della funzionalità dello strumento hanno richiesto diversi anni. Come molti brillanti ricercatori trovò negli Stati Uniti un terreno fertile per la realizzazione del suo progetto. Dopo una prima fase, che si completò con una pubblicazione nel 1989 (JPL Report 1989), seguì lo studio finale e la relativa pubblicazione nel 1994 (JPL Report 1994). JPL sta per Jet Propulsion Laboratory, noto laboratorio per lo sviluppo di nuove tecnologie, del California Institute of Technology, nei pressi di Los Angeles.

Il nuovo strumento, a seguito delle pubblicazioni e dei primi risultati ottenuti dal Prof. Cacciani – tutti pubblicati da prestigiose riviste specializzate e illustrati in occasione di conferenze internazionali, ha sempre destato l’interesse della comunità dei fisici solari del mondo. Il Professore ha conosciuto e stretto rapporti di amicizia con i più rinomati scienziati del settore, essendo lui stesso considerato tale. Molte istituzioni estere hanno voluto adottare uno dei suoi MOF: uno ne è stato installato e utilizzato per anni nell’osservatorio di Monte Wilson, in California, un altro nell’osservatorio di Kanzelhoe, in Austria, dai francesi nell’osservatorio di Pic du Midi, ancora negli Stati Uniti nell’osservatorio di Sacramento Peak. Ogni MOF veniva ceduto dal Prof. Cacciani a titolo gratuito, attingendo alla piccola serie di esemplari che aveva realizzato nel corso della fase sperimentale.

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Mancando un supporto per la produzione delle parti di ricambio, alcuni siti hanno dovuto successivamente interrompere le loro osservazioni con il MOF.  Nei primissimi anni 2000 il Prof. Cacciani dovette rifiutare di dare un MOF a un fisico del Kazakistan, in quanto non disponeva più dei componenti necessari e non disponeva neppure dei finanziamenti che avrebbero permesso di realizzarli tramite ditte specializzate.

La ricerca dei finanziamenti fu sempre un ostacolo alla diffusione del suo strumento. Al Prof. Cacciani non mancavano idee e proposte di impiego per il suo MOF, tra le più disparate e non solo attinenti alla fisica solare: se ne citano alcune fra quelle che avrebbero meritato un giusto supporto economico:

  • Ricerca delle onde di Alfven – dal nome del fisico svedese che ipotizzò la presenza di oscillazioni degli ioni in presenza di campo magnetico (sul Sole abbondano sia gli ioni sia i campi magnetici).
  • Proposta all’ ESA (Agenzia Spaziale Europea) di installazione del MOF su un satellite (Solar Orbiter) per la rilevazione e la comprensione di una misteriosa anomalia riscontrata nella polarizzazione della luce sul Sole.

Il giro del mondo in 80 minuti, ultima coreografia di Bejart


Estate dedicata alla musica al Museo della Navigazione. Sabato 1 luglio, alle 17.30, il Prof. Alberto Pellissiér, musicologo, introdurrà la proiezione del balletto “Tour du monde en 80 minutes”, ultima opera incompiuta del grande coreografo Maurice Béjart.

Bejart nasce il primo gennaio del 1927 a Marsiglia, e scompare a ottant’anni a Losanna. La sua danza a tutto tondo è concepita per un teatro totale ma il suo è un passato classico perché muove i primi passi presso la scuola marsigliese del Teatro dell’Opéra e poi a Parigi e Londra con Vera Volkova, prima di debuttare ufficialmente a diciotto anni a Vichy e con Roland Petit.

Alla metà del secolo scorso debutta nelle vesti di coreografo, evidentemente le più adatte al genio sregolato dell’ancora ventitreenne Maurice Béjart. Nel 1987 fonda il Béjart Ballet Lausanne dove ha definitivamente trapiantato le proprie attività fino agli ultimi suoi giorni di vita. Prima di morire era in corso l’ultima coreografia rimasta incompiuta, “Il giro del mondo in 80 minuti” che avrebbe dovuto debuttare nel dicembre del 2007. Da quel giorno la direzione della compagnia è passata nelle mani del suo più stretto collaboratore, Gil Roman.

L’ingresso alla proiezione è libero e gratuito.

Tour du Monde copia