Pastorizia e agricoltura nel lessico dei pescatori del lago di Bolsena


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Immagine tratta da “Contadini e pescatori” di Daniel Vickers, 1994.

Un interessante studio di Vincenzo Valente (“Cultura contadina e cultura pastorale nel lessico dei pescatori del lago di Bolsena” in “Le acque interne dell’Italia centrale. Studi offerti a Giovanni Moretti”’ a cura di A. Batinti, M. Bonino, Ermanno Gambini, ALLI, Perugia 2004, pp. 233-238) focalizza l’attenzione sulla molteplicità dei contatti culturali e la circolarità delle esperienze linguistiche che si possono evidenziare nella parlata dei pescatori. Il corredo lessicale dei pescatori d’acqua dolce, infatti, a differenza di quanto avviene, di regola, nel caso dei pescatori di mare, ha assunto termini di origine rustica o pastorale o artigiana. Ciò è molto evidente nel panorama linguistico professionale dei pescatori del lago di Bolsena, in cui si incontrano le diverse componenti naturali, economiche, sociali e tradizionali. Le voci individuate appartengono prevalentemente all’ambito rustico o a quello pastorale e delineano, attraverso gli aspetti linguistici, un quadro paesaggistico che unisce le acque con i campi, i pascoli e i boschi.

Di seguito, alcuni esempi:

  • aratọro, strumento usato per ripescare le reti smarrite; è evidente l’analogia con il concetto e l’atto dell’aratura del terreno;
  • bbafaręlla, “tinca molto piccola, che non supera i 30 g di peso. Questa voce attiene sia all’ambito contadino che a quello pastorale in quanto indica o un frutto prematuro/immaturo oppure un animale mal cresciuto, piccolo, stentato.
  • bbraččale, -etto, “luccio di circa 1 kg di peso. In ambito centro meridionale indica una stanga o paletto della lunghezza di un braccio.
  • bbrìjja, “briglia per legare la barca”, è chiara l’immagine della barca tenuta alla briglia come si fa con i cavalli o i buoi.
  • mẹsta, voce di notevole interesse storico, è il tratto di lago un tempo concesso a singoli pescatori con diritto esclusivo di pesca a mezzo di rete a strascico. Si tratta di un ispanismo: in Spagna, infatti, in alcune province (Castiglia, Leòn, Estremadura), la mesta era il diritto e privilegio di pascolo, una sorta di accordo tra pastori e padroni di greggi. La voce deriva dal latino mixta, “unione”, e sono documentati esempi dal XVI secolo. Rappresenta un esempio di conversione ed estensione di usi e termini giuridici dal mondo pastorale a quello dei pescatori.
  • prokóio, in area laziale sta ad indicare per lo più un recinto per il bestiame. A Marta è un piccolo recinto di canne a fianco della capanna del pescatore.
  • pecoreàr, cioè “l’agitarsi della superficie del lago per la presenza di onde biancheggianti”, deriva dal latino pecus-ŏris, “gregge di pecore”.
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