La pesca col braccio sul Lago Trasimeno


Le tinche, negli inverni rigidi, per proteggersi dal freddo tendevano ad infilarsi nel tiepido fango del fondale lacustre. Questo fenomeno poteva assumere un certo rilievo anche per la pesca.

I pescatori giungevano in barca sulla zona prescelta e stendevano davanti alla riva un tramajjo a semicerchio. Scendevano poi a piedi su un fondale di circa mezzo metro. Indossavano (chi le aveva) delle vecchie scarpe bucate per proteggere i piedi dai monconi delle canne palustri. Immerso il braccio nell’acqua gelida, ora tastavano il fango. Sentita la presenza di una tinca, le accarezzano lentamente il dorso, quindi la prendevano per le branchie (le gagge) e la mettevano nel sacco. I pesci vicini schizzavano via impauriti e spesso finivano nella rete.

Questa tecnica poteva dare anche buoni risultati, ma non era possibile protrarla a lungo nell’acqua gelida.

Tratto da “Gli uomini e il lago”, catalogo del Museo della Pesca e del Lago Trasimeno, a cura di Ermanno Gambini, Morlacchi Editore, 2019, p. 190

Pesca col braccio. Acquerello di Elio Pasquali

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