Nuove acquisizioni per il MNAI


Mario Bordo, bolsenese adottato da Orvieto, ha donato al Museo della Navigazione di Capodimonte parte della sua collezione di oggetti legati alle tradizioni di pesca del lago di Bolsena. La prima acquisizione è stata un bellissimo plastico che rappresenta gli insediamenti tipici dei pescatori di queste zone, le cosiddette “cappanne ” che venivano realizzate con canne palustri, solitamente a pianta quadrata, con tetto spiovente, e con una struttura portante di pali di cerro, rivestiti di fasci di canne palustri.

Il plastico di Mario Bordo fotografa con minuzia di particolari una scena della vita dei pescatori di oltre cinquant’anni fa, attingendo ai ricordi di famiglia, in particolare del padre e del nonno.

Oltre a due plastici e ad alcuni oggetti antichi dei pescatori, acquisiremo anche parte della sua collezione di fotografie storiche, alcune delle quali appartenenti alla sua famiglia, come la foto riprodotta in basso che mostra la nonna del Sig. Mario Bordo mentre realizza una rete da pesca.

8E366020-29E7-4DFC-98D8-66F0DB64D88A
Donna impegnata nella realizzazione di una rete da pesca (per gentile concessione del Sig. Mario Bordo)
20180511_124333
Un particolare del plastico realizzato da Mario Bordo.

 

 

Annunci

Le reti dei pescatori martani al Museo della Navigazione


In occasione della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, svoltasi lo scorso 9 ottobre, Elio Natali, pescatore storico di Marta, ha donato alcune splendide reti da pesca al Museo della Navigazione di Capodimonte, dopo averle accuratamente descritte ai bambini presenti e alle loro famiglie.

Grazie per questo dono che arricchisce il nostro Museo e lo rende ancora più interessante!

Ci stiamo preparando alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo


Tutti a pesca al museoIl tema di quest’anno della Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo è: “Giochi e gare al museo”.

Il museo della Navigazione ha scelto di giocare con la pesca, tanto praticata nel nostro lago sia dai pescatori professionisti che dai pescatori sportivi.

Impareremo a conoscere le varie specie di pesci che popolano il Lago di Bolsena e poi faremo una divertente gara di pesca al museo! Come? Sarà una sorpresa!

Ascolteremo le storie dei pescatori, impareremo a conoscere i tradizionali metodi di pesca usati localmente e le barche usate dai pescatori.

Infine parleremo di una barca molto speciale vecchia ben tremila anni, custodita proprio qui, nel nostro museo; osserveremo i modellini di barche di epoca etrusca e proveremo a realizzarle anche noi! I modellini realizzati dai bambini resteranno esposti nel Museo della Navigazione per una settimana.

Quando: Domenica 9 ottobre 2016, ore 10,00-12,00 e 15,00-17,00

Dove: Museo della Navigazione nelle Acque Interne, Viale Regina Margherita snc, Capodimonte, VT

Per informazioni e prenotazioni: museo.capodimonte@gmail.com

Le attività sono gratuite.

Tutti a pesca al museo

L’ultimo Mastro d’ascia


Documentario sulla storia della Bbarka, la tipica barca del Lago di Bolsena e sull’ultimo Mastro d’ascia, Luigi Papini. La barca che attualmente è esposta nel Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte fu commissionata a Luigi Papini dal Comune di Capodimonte.

Il documentario, realizzato dalla Arx, illustra la storia del suo lavoro, le testimonianze dei pescatori e dello stesso Papini, i momenti della collocazione della barca all’interno del museo. Un documentario prezioso che manterrà la memoria di un’arte ormai appartenente al passato delle comunità del Lago di Bolsena.

La ricerca antropologica è stata condotta da Ebe Giovannini. Fotografia di Maurizio Pellegrini. Regia, soggetto e coordinamento di Ebe Giovannini e Maurizio Pellegrini.

Il Museo della Pesca del Lago Trasimeno


A San Feliciano, frazione del Comune di Magione (PG) è situato il Museo della Pesca del Lago Trasimeno che ha riaperto al pubblico nel luglio 1997.
Raccoglie innanzitutto due decenni di studi svolti, in particolare, nell’ambito del Progetto A.L.L.I. dell’Università di Perugia, incentrati sulla “cultura dell’acqua”, la “lingua, la storia e la vita delle comunità insediate lungo le rive del Lago Trasimeno. Si traccia l’evoluzione delle attività di pesca che per molti secoli sono state le più importanti per gli abitanti di questi luoghi.
L’idea di realizzare il Museo della Pesca nasce nel 1974 per iniziativa della Società di Mutuo Soccorso “Canottieri”, della Cooperativa Pescatori “Il Trasimeno” e della Pro – Loco di San Feliciano e della Direzione Didattica di Magione. Nel 1979 inizia una proficua collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, nella persona del Prof. Giovanni Moretti, Direttore dell’ Istituto di Filologia Romanza e promotore del Progetto “A.L.L.I.” (Atlante Linguistico dei Laghi Italiani).
Negli anni seguenti viene svolta una capillare opera di sensibilizzazione a tutti i livelli, finché nel 1984, sotto la spinta delle petizioni dei pescatori e le pressioni provenienti dalla Scuola e dall’Università, fu redatto il primo statuto del Museo che ne affidava la direzione al compianto Prof. Alessandro Alimenti, dell’Istituto di Antropologia Culturale dell’Università degli Studi di Perugia.
Nel medesimo anno il Museo è diventato di proprietà del Comune di Magione ed è stato allestito, in forma provvisoria, presso uno stabile di proprietà della Cooperativa Pescatori.
Nel 1994 la Società Cooperativa Sistema Museo diventa l’Ente gestore ed assicura un’intensa attività didattica.
Nel 1997, il Museo della Pesca con delibera dell’Amministrazione Provinciale di Perugia, ha trovato nei locali dell’ ex Consorzio Pesca ed Acquicoltura del Trasimeno una nuova e definitiva sede, ed è entrato a far parte del Parco Didattico Scientifico del Lago Trasimeno.
Nel settembre del 2000 viene inaugurato il nuovo allestimento scientifico del Museo che è ora composto da quattro sale dove è possibile scoprire le trasformazioni delle tecniche della pesca dalla preistoria ai giorni nostri e che polarizzano l’attenzione su due momenti fondamentali per la storia del lago, la cristianizzazione e la costruzione del nuovo emissario.
Lungo il percorso espositivo si trovano cinque acquari che ospitano alcune specie di pesci presenti nel museo:

Acquario A – Alborella e Scardola

Acquario B – Tinca

Acquario C – Persico Sole

Acquario D – Persico Reale e Persico Trota

Acquario E – Carpa Regina

La struttura museale dispone di una sala video e multimediale dalla caratteristica forma a “barcone”, dove le assi dell’imbarcazione si trasformano in sedute per diventare luogo speciale per incontri e proiezioni; di un’aula didattica per la realizzazione di laboratori con le scuole; di sale espositive che, oltre alle sezioni fisse del Museo, ospitano periodicamente mostre storico-documentarie riguardanti particolari momenti della storia del lago e della pesca; di un bookshop tematico dove si possono acquistare pubblicazioni relative agli studi compiuti su ogni aspetto della realtà del Trasimeno; di una biblioteca e di una fototeca specializzata.

Le barche tipiche del lago di Bolsena


La barca utilizzata ancora oggi dai pescatori del lago di Bolsena per le diverse operazioni di pesca ha, probabilmente, origini antichissime; è di forma triangolare, con il fondo piatto racchiuso da due fiancate piuttosto svasate (dette spónne) e da una tavola poppiera (usciòlo).

20160107_163823
Modellino di barca da pescatore. Bolsena, Museo Territoriale.

Un tempo il fondo dello scafo era costruito utilizzando tre o quattro tavole di cerro, tenute insieme da una quindicina di tavolette parallele, dette pòste; attualmente per il fondo viene, invece, utilizzata un’unica tavola di mogano. Anche le fiancate erano formate da due o tre tavole di cerro, anch’esse sostituite oggi dal mogano, che venivano tenute insieme tra loro ed unite al fondo mediante diverse paia di coste (dette matèe), ora in ferro ma un tempo realizzate con rami di olivo tagliati in corrispondenza di biforcazioni ad angolo più o meno retto. Due tavole tegono bene unite nella parte alta le due fiancate: una situata in prossimità del centro della barca (trasto de mèzzo) e l’altra vicino alla prua (trasto de punta). La parte poppiera (detta culata) è formata da una tavola che chiude lo scafo (usciòlo) e da una trave orizzontale che, assieme alle due tavole suddette, serve per tenere bene unite le due fiancate. Questa trave, detta talèna, termina con le due estremità che fuoriescono dalla sagoma dello scafo, fungendo così da leva per spingere la barca in acqua o per tirarla in secco.

20160107_163829
Barche da pesca nel porto di Marta.

Il fondo interno della barca (vivaro) viene spesso utilizzato per mantenere i pesci a vivo, immersi in un modesto spessore d’acqua che, assolta la funzione, veniva una volta tolto con un’apposita sassola in legno (acquatóro) ed oggi con recipienti in plastica. Sul fondo esterno dello scafo sono sistemate le sguiciòtte, tavole collocate parallelamente ai bordi con la funzione di proteggerli nelle operazioni di messa in acqua e di recupero della barca.

20160107_163853
Le componenti della parte poppiera di una vecchia barca da pesca, secondo la nomenclatura dialettale: 1) culata; 2) scalino; 3) talèna; 4) matèa; 5) piro de la ròsta; 6) piro der rièmo; 7) pirétto de mèzzo; 8) orecchiòzza.

Un tempo la navigazione avveniva quasi completamente a remi. L’imbarcazione era provvista di quattro scalmi privi di biforcazione, detti pire, attualmente saldati alle matèe, mentre in precedenza erano conficcati a fuoco nella scalmiera (pirajja). Il piro de la ròsta è posto sull’angolo sinistro della culata, gli altri tre scalmi sono situati sulla parte destra della fiancata e sono detti rispettivamente, partendo dalla poppa, piro der rièmo, piro de mèzzo e piro de punta (detto anche pirétto o contropiro). Il remo viene unito allo scalmo attraverso lo stròpio, una rudimentale corda ricavata da pezzi di rete. Altri tratti di rete annodati servono per formare il mòrzo, sistemato alla base degli scalmi per evitare l’attrito del remo sul bordo dello scafo. Il remo poppiero, detto ròsta, funge anche da timone.

20160107_163859
Una vecchia sassola in legno per togliere l’acqua dal fondo della barca da pesca. Bolsena, Museo Territoriale.

Da una ventina d’anni a questa parte le barche da pescatore del lago di Bolsena, adeguandosi ai tempi, si sono quasi tutte dotate di motore a scoppio, mantenendo comunque l’uso di due remi (la ròsta e il rièmo), utilizzati solo come elementi ausiliari per particolari manovre; la ròsta, in particolare, ha mantenuto la sua funzione precipua di timone.

20160107_163904
Particolare di una vecchia barca da pesca. Si notano il piro (1), conficcato nella pirajja (2) e il mòrzo, formato da cordame e pezzi di rete.

Prima dell’introduzione del motore a scoppio, occasionalmente veniva adoperata anche una rudimentale vela, in genere ricavata da vecchie lenzuola di canapa. Veniva issata su due alberi: uno fisso (puntóne), sistemato in un apposito foro praticato sul trasto de punta, e l’altro (puntoncèllo), mobile, incastrato tra il fondo della barca e le matèe.

Testo e immagini sono tratte da Tamburini P. (a cura di), “Un museo e il suo territorio. Il museo territoriale del Lago di Bolsena“, 2. Dal periodo romano all’era moderna, Bolsena 2001, pp. 121-123.