I modellini di imbarcazioni


La sala modellini del Museo della Navigazione espone nove modellini in legno di imbarcazioni: oltre alle due piroghe monossile del Lago di Bolsena, sono stati realizzati i modelli di barche in uso in Italia centrale tra l’VIII sec. a. C. e il XX secolo d. C.

I diversi tipi di imbarcazioni sono stati scelti non in base a considerazioni “tipologiche”, ma cercando imbarcazioni in grado di raccontare delle storie interessanti“. (Anna Maria Conti)

 

 La monossila del Caolino

Nel 1951, presso Sasso di Furbara (Cerveteri – Roma), fu individuata la necropoli detta “del Caolino di Santa Severa”, datata tra 750 e 700 a.C. Nel 1953, all’interno dell’area della necropoli, si rinvenne, in una fossa lunga oltre 3 m e profonda m 1,30, un’imbarcazione ricavata da un grosso tronco di quercia, con la sagoma abbozzata a colpi di scure, poi perfezionata con un largo scalpello e alla fine perfettamente levigata. Si tratta probabilmente di un “cenotafio”, monumento funebre ad un marinaio non realmente sepolto all’interno della fossa.

L’imbarcazione è stata utilizzata in mare e gli spostamenti avvenivano probabilmente con una coppia di remi o con una vela. Sul fondo della barca dovevano trovarsi vari strati di tessuto, di cui sono stati recuperati solo 15 frammenti: si tratta di teli per vele o drappi e coperte tessuti a telaio.

Dimensioni: lunghezza intorno ai 3 metri. Mancando le fiancate, non è possibile conoscere l’altezza e la larghezza massima della barca.

Datazione: VIII sec. a. C.

Luogo di conservazione: Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, Roma.

Monossila Caolino

La Nave F del Porto di Pisa

Il complesso archeologico delle navi di Pisa è stato scoperto nel 1998 presso lo scalo ferroviario di San Rossore a nord-ovest della città, poco a monte della confluenza tra Arno e Auser (Serchio). Fra le alluvioni succedutesi, quella della fine del II sec. d.C. ha coinvolto alcune imbarcazioni fluviali, tra cui la “nave F”, costruita prevalentemente in legno di quercia e in discreto stato di conservazione.

Trovata piegata su di un fianco e sovrapposta ad un altro relitto, ha forma affusolata che richiama le piroghe; il lato meglio conservato è praticamente intatto fino alla sommità del fasciame laterale, dove sono collocati due alloggiamenti di scalmi per i remi, a distanza di circa 2 metri l’uno dall’altro. Probabilmente la barca era condotta da 4 rematori su 4 banchi non simettrici.

Dimensioni: lunghezza 8,2 m; larghezza poco più di 1 m.

Datazione: i materiali archeologici recuperati negli strati sabbiosi che ricoprivano il relitto hanno permesso di datarlo ai primi decenni del II sec. d. C.

Luogo di conservazione: Pisa. Area archeologica del Porto.

Nave F Porto Pisa

Le imbarcazioni monossile del Trasimeno

Alla fine degli anni ’50, durante lavori di drenaggio del lago Trasimeno, in località Passignano, sono state scoperte due imbarcazioni monossile, realizzate in legno di quercia, a sezione quadrangolare. Le fiancate sono sottili e lo scalfo non è dotato di traverse di rinforzo, quindi la robustezza è data dallo spessore del fondo. Le monossile umbre facevano parte probabilmente della flotta di imbarcazioni di cui parlano gli Statuti di Perugia del 1342: navi e navicelle, costruite dagli artigiani locali e lunghe tra 5 e 12 metri, che costituivano lo strumento principale di lavoro dei pescatori, singoli o associati, che affittavano le poste dal comune, pagando un dazio sulle reti.

Dimensioni: lunghe tra 4,5 m e larghe tra 0,65 e 0,90 m.

Datazione: XIII sec. d.C., a seguito di analisi radiometriche.

Luogo di conservazione: Museo delle barche, Passignano sul Trasimeno (PG)

Monossila Trasimeno

Le barche tradizionali di Piediluco

Fra le figure scolpite sul portale della chiesa di S. Francesco a Piediluco (TR), databili tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, alcune riproducono in bassorilievo imbarcazioni che richiamano in modo netto la tradizionale barca alla pescatora: la barca d’età medievale è giunta quasi immutata fino agli inizi del Novecento. Le barche tradizionali di Piediluco hanno forma leggermente curva e il fondo piatto, costruito su tavole; lo scafo sarebbe adatto ad acque basse e ferme mentre Piediluco mantiene rive ripide e acque relativamente profonde: ma il bacino attuale di Piediluco è nato dalle bonifiche del complesso lacustre del Velino effettuate tra XV e XVI secolo, mentre il bassorilievo si riferisce alla situazione antecedente la bonifica, quando sul Velino la pesca si praticava nelle zone paludose, cui gli scafi piatti erano destinati; dopo la bonifica, nonostante le mutate condizioni ambientali, i pescatori piedilucani continuarono ad utilizzare la tradizionale barca di palude.

Dimensioni: lunghe tra 3 e 4 m e larghe 0,70 e i 1 m.

Datazione: fine XIII-inizi XIV secolo d.C. fino al XX secolo.

Luogo di conservazione: Immagine; Chiesa di S. Francesco, Piediluco (TR). Barche simili sono tuttora in uso sul lago, sia in legno sia in vetroresina.

Barche tradizionali Piediluco

 La Monossila delle Paludi Pontine

Fino a tutto il XIX secolo, nelle Paludi Pontine il mezzo di trasporto più diffuso era il sandalo, barca quadrangolare stretta e lunga, a fondo piatto, con fianchi bassissimi e lati dritti. Trasportava di tutto: grano, riso e mais, legna e carbone. A seconda della navigabilità consentita dai fondali, si utilizzavano sandali, scafette e sandaloni, la cui lunghezza varia dai 4 m a oltre 9 m. Il sandalo venne poi sostituito da una piroga monossila lunga dai 5 ai 6 metri, con le estremità appuntite, più adatta a penetrare tra le canne e i cespugli delle paludi caratterizzate da canne e da un’alta vegetazione, manovrata con i remi (parigli), ma più spesso con una lunga pertica (stuzza).

 Dimensioni: lunghezza dai 5 ai 6 m; larghezza tra 1 e 1,50 m.

Datazione: XIX-XX secolo.

Luogo di conservazione: Immagini da dipinti di epoca moderna.

Monossila Paludi Pontine

La monossila dell’Isola Bisentina

La piroga dell’Isola Bisentina affiorava da un fondale limoso alla profondità di circa m 14 nei pressi della costa nord occidentale dell’isola, non lontano da Punta Calcino; lo scavo, svoltosi nel novembre 1989, ha dimostrato che il relitto era privo di carico. Ricavato da un tronco di faggio, ad un’estremità presenta un anello, imcompleto, mentre all’estremità opposta si conserva solo un’appendice che potrebbe essere un residuo di un analogo anello. Questi due elementi permettono di ipotizzare altri impieghi oltre a quello di scafo singolo: infatti gli anelli avrebbero consentito di collegare due piroghe eguali, realizzando così una piroga doppia. Sarebbe stato possibile anche utilizzare le piroghe come galleggianti e, ricoprendole con un tavolato, trasformarle in una zattera o in un pontone. La piroga dell’Isola Bisentina presenta sul fondo due serie di fori chiusi da tasselli di circa 2,5 X 1,5, aperti nel corso della fabbricazione dello scafo per controllare il raggiungimento dello spessore previsto.

Dimensioni: lunghezza 6,16 m; larghezza circa 0,70 m; altezza tra 0,19 e 0,27 m.

Datazione: fasi finali dell’Età del Bronzo, tra 1365 e 1020 a.C.

Luogo di conservazione: Museo della Navigazione nelle Acque Interne

La Monossila di Monte Bisenzo

Scoperta nel settembre 1991 da Amedeo Raggi sui fondali di fronte al Monte Bisenzo, alla profondità di circa 13 m, era al di fuori di un contesto archeologico e priva dell’eventuale carico. Scavata in un troco di quercia caducifoglie, presenta entrambe le estremità ristrette, con una profonda solcatura longitudinale in linea con l’asse dell’imbarcazione, forse per l’alloggio di una corda. La piroga è stata lasciata sul fondale del lago, ma per proteggerla dalle ancore delle imbarcazioni, da malintenzionati e da curiosi, in previsione della realizzazione di un Parco Archeologico sommerso, è stata realizzata una copertura costituita da undici elementi modulari in acciaio al carbonio. Gli elementi sono forati per consentire il ricambio d’acqua e alla base sono forniti di alette di appoggio sul fondo per non schiacchiare l’imbarcazione.

Dimensioni: lunghezza 9,67 m; larghezza massima 0,74 m presso la poppa; l’altezza varia tra cm 21 e cm 24.

Datazione: età del Bronzo medio, tra 1505 e 1325 a.C.

Luogo di conservazione: fondali del Lago di Bolsena, davanti a Monte Bisenzo.

La “bbarka” del Lago di Bolsena

Sul lago di Bolsena dal secolo scorso ad oggi si continua ad usare un solo tipo di imbarcazione per la pesca: ha tipica forma triangolare e fondo piatto. Lo scafo è costituito da dieci tavole in legno di cerro, tre per ogni fianco e quattro per il fondo, tenute insieme da tavolette e da costole realizzate con rami di olivo. Gli scalmi sono costituiti da un ferro al quale viene legato il remo, per mezzo di stracci o pezzi di rete. Dalla metà del XX secolo le barche vengono costruite, senza variazione di forma, con tre tavole di mogano (una per ciascun fianco e una per il fondo), mentre le costole diventano di ferro. Vengono ancora usati i remi, ma solo per alcune operazioni di manovra o per alcune tecniche di pesca, altrimenti si utilizzano piccoli motori fuoribordo posti a poppa.

 Dimensioni: lunghezza circa 6,70 m. Larghezza massima, 1,70 m.

Datazione: XIX-XX secolo.

Luogo di conservazione: Esemplari in vetroresina tuttora in uso; esemplare ricostruito in legno, funzionante, presso il Museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte (VT).

bbarka

La Barca del Tevere

Sul fiume Tevere, tra il XIX e gli inizi del XX secolo, per la pesca veniva utilizzata una struttura a doppio scafo adatta ad un basso fondale: si tratta di due barche, unite e collegate tra loro da un sistema di tavole e assi. Come attrezzatura per la pesca adottava il sistema dei “girarelli”, tipici della tradizione tiberina: si tratta di reti quadrangolari, fissate ai piloni dei ponti e dei moli, che sfruttavano le correnti del fiume. L’imbarcazione era dotata di un sistema che permetteva di svuotare del pescato le due reti poste all’estremità poppiera, mediante una leva. Queste caratteristiche postazioni di pesca scomparvero dal Tevere intorno alla metà del XX secolo, come conseguenza delle mutate condizioni ecologiche del fiume.

Dimensioni: lunghezza circa 4 m; larghezza circa 1 m.

Datazione: XIX-XX secolo.

Luogo di conservazione: immagini fotografiche conservate presso l’Archivio Storico del Comune di Roma.

Barca del Tevere

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