Il progetto allestitivo del Museo


Il Museo della Navigazione nelle Acque Interne nasce principalmente per esporre la piroga monossila dell’Isola Bisentina, rinvenuta nel 1989.

La struttura era preesistente: si tratta dell’ex mattatoio costruito nel secolo scorso.

Il progetto di allestimento architettonico è opera dell’Arch. Enrico Conti con allestimenti di Novagest S.r.l. di Aversa (CE). Il progetto di allestimento scientifico e didattico è di Anna Maria Conti per la Società Cooperativa ARX. La supervisione e il coordinamento scientifico dell’allestimento è di Patrizia Petitti, Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale.

I curatori hanno creato un allestimento in cui lo strumento visivo assume un’importanza fondamentale perché non obbliga il visitatore né a leggere né a decodificare, ma lo immerge subito in una dimensione che lo isola dalla realtà contingente. La prima sala, pertanto, avente funzione introduttiva, è un luogo apparentemente vuoto, senza pannelli esplicativi, senza oggetti e senza didascalie, ma in cui il racconto ha inizio con alcune suggestioni visive: innanzitutto la proiezione di una data, il 1200 a. C., accompagnata dal fragore di un tuono. Si vuole così ricreare il momento dell’affondamento della piroga che, in base alle datazioni studiate e ipotizzate, in quel momento si inabissa nel lago. Subito dopo, infatti, il visitatore può provare la sensazione visiva di immersione nel lago e ripercorre velocemente i secoli fino al 1989, la seconda data che compare nella sala. Si intravedono dei subacquei e i resti della piroga adagiati sul fondo. Nel momento in cui il visitatore si sente riportato in superficie, si aprono le porte scorrevoli della seconda sala e qui avviene l’incontro con il reperto, la piroga, l’oggetto che costituisce il centro di tutta l’esposizione. La sala è stata immaginata come un luogo che riproduce la superficie dell’acqua, con un pavimento in lastre di cristallo e l’imbarcazione è conservata in una teca piramidale, come se galleggiasse sulle acque del lago.

Da qui si passa alla terza sala, dove il visitatore può trovare le informazioni di cui ha bisogno sia attraverso la lettura di pannelli esplicativi, sia attraverso alcuni video che illustrano il ritrovamento, il restauro, lo studio delle due piroghe rinvenute nel lago di Bolsena, ma anche, più in generale sulla navigazione nelle acque interne, cioè sui fiumi, sui laghi, nelle paludi. Vi sono esposti anche sette modellini di imbarcazioni in uso in Italia Centrale tra l’VIII sec. a. C. e il XX sec. d. C. Questi modellini, come è stato descritto da Enrico e Anna Maria Conti, autori del progetto espositivo, sono stati scelti in base alle storie che possono raccontare, cioè per la loro particolarità: ad esempio è stata riprodotta l’unica imbarcazione monossila finora ritrova in una necropoli, la barca etrusca del Caolino; la nave “F”, affondata nell’antico porto fluviale romano di Pisa; la piroga monossila del Trasimeno e la monossila delle paludi Pontine; le barche del lago di Piediluco; le barche del Tevere e del lago di Bolsena.

Nella sala è esposto anche un altro reperto significativo, rinvenuto nelle acque del lago di Bolsena: il relitto di Punta Zingara, all’isola Bisentina, descritto attraverso un foto mosaico che occupa la parete di fondo della sala.

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Infine, nella grande sala conferenze che chiude il percorso di visita si possono osservare altre due imbarcazioni: una è la Naue del lago di Posta Fibreno, per anni esposta nello Stabilimento Ittiogenico di Roma diretto da Enrico Gelosi, dove ha avuto per lungo tempo una funzione didattica riguardo la pesca nei fiumi e nei laghi del Lazio. Dopo la chiusura dello Stabilimento e del suo museo, la barca è stata donata al Museo della Navigazione.

L’altra imbarcazione è la bbarka, l’ultimo tipo di imbarcazione artigianale in legno, una volta utilizzata per la pesca, con fondo piatto e forma triangolare. La prua termina con un anello di ferro (bbrijja) che viene utilizzato per legarvi una corda durante l’ormeggio. Ormai queste barche stanno scomparendo e l’esemplare esposto nel museo è stato costruito dall’ultimo Maestro d’ascia del lago di Bolsena, Luigi Papini con il figlio, Paolo Papini.

 I modellini delle imbarcazioni sono di Carlo Brignola.

Il video della sala introduttiva è di Sandro Bartolozzi per Clippermedia, Tecnovideo S.r.l. Roma.

Il video “Le piroghe del lago di Bolsena” è un Power Point di Marcello Forgia (Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale) e Anna Maria Conti.

Il documentario “L’ultimo Mastro d’ascia” è di Ebe Giovannini (soggetto) e Maurizio Pellegrini (soggetto e regia).

Le riprese subacquee sono di Massimiliano Bellacima per SSB.