Barche derivanti da monòssile: la “naue” di Posta Fibreno


Nel Museo della Navigazione di Capodimonte è esposto il più antico esemplare conservato di “naue” o “nave” del lago di Posta Fibreno (FR). Si tratta di un’imbarcazione dalla struttura molto semplice: il fondo le fiancate e gli specchi sono collegati tra loro da due piccole traverse nel punto in cui inizia la curvatura delle estremità, e da due piccole tavole di rinforzo a metà della fiancata, dove si collega con il fondo. La solidità dello scafo, in assenza di altre strutture portanti, è affidata alle tavole del fondo (funno), delle fiancate e degli specchi (cape).

Nel complesso, quindi, la struttura longitudinale della barca e la mancanza di rinforzi trasversali ci riportano alle imbarcazioni monòssile. D’altro canto in queste zone esiste una duratura tradizione in fatto di monòssile, usate in Ciociaria e nelle Paludi Pontine fino al XX secolo. La “naue” o “nave” di Posta Fibreno mostra anch’essa caratteristiche palustri perché si manovrava con un palo di spinta (palòne), come si fa in acque molto basse, e con un remo, manovrato nello stesso modo.

La denominazione delle varie parti della barca risente del dialetto della vicina Campania, mentre il nome “nave”, secondo Marco Bonino, potrebbe essere il riflesso del latino “navicula” che in modo generico indicava tutte le imbarcazioni di piccole dimensioni, usate soprattutto come traghetti. Anche il nome “cape“, dato alle due estremità a specchio della “nave” postese potrebbe derivare da una denominazione molto antica, considerando l’uso del termine “capitìno” sul lago di Chiusi e di “capiòne” sul Mar Tirreno.

Bibliografia: M. Bonino, “Le imbarcazioni tradizionali delle acque interne nell’Italia centrale: quadro di riferimento e risultati della ricerca“, Quaderni dell’Atlante linguistico dei laghi italiani (ALLI) – I, Firenze 1982, pp. 34-35, scheda 9 (Nave di Posta Fibreno, 1970-1980).

 

 

Disegni di Marco Bonino

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